Indagini congiunturali

L’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza prosegue la sua attività di rilevamento dei dati economici riferiti alle proprie aziende associate del settore manifatturiero, elaborando una nuova indagine congiunturale relativa alle variazioni economiche intervenute nel secondo semestre 2019 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente e le previsioni per il primo semestre 2020.

Vengono inoltre rilevati gli investimenti effettuati nel 2019 e quelli previsti per il 2020.

I dati sono stati ottenuti attraverso la somministrazione alle imprese associate di un questionario, composto da una parte consuntiva ed una parte previsionale.

Le numerose risposte raccolte hanno permesso di costruire un campione altamente significativo: le imprese coinvolte rappresentano, infatti, circa 3 miliardi di euro di fatturato e circa 9.000 addetti.

E’ un quadro complesso quello che emerge dall’indagine svolta presso le imprese manifatturiere associate (escluso il settore edile), che confronta l’andamento nel secondo semestre 2019 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente oltre che agli investimenti effettuati nel 2019 e previsti per il 2020.

L’industria piacentina, infatti, chiude il 2019 e apre il 2020 tra luci ed ombre: in un contesto nazionale e internazionale a “dir poco turbolento”, resiste e registra la maggior parte dei dati ancora positivi (+0,66% occupazione e +0,48% fatturato complessivo) ma presenta alcuni punti di preoccupazione.

In particolare il settore meccanico, quello maggiormente rappresentativo delle nostra provincia, registra una diminuzione del fatturato complessivo (-2,06%) dovuto ad un calo (-4,05%) delle vendite estere, influenzate sicuramente dalla crisi del settore automotive in Germania, dal rallentamento di Cina, Brasile e Russia e dalle incertezze portate dalle minacciate ed in parte attuate politiche daziarie. È quindi il quadro internazionale a portare i maggiori punti di incertezza e a far segnare il rallentamento più rilevante; segnaliamo, a riprova di questo, come diverse fonti di statistica internazionale prevedano che nel 2019 il commercio mondiale chiuderà in negativo.

Il quadro di difficoltà dell’industria meccanica viene confermato anche a livello nazionale, dove UCIMU (Associazione Costruttori Italiani Macchine Utensili) ha denunciato importati cali negli ordini di macchine utensili nel 3° e 4° trimestre 2019 (-18,6% e -16% con gli ordini esteri diminuiti rispettivamente del 14% e del 21,2%). 

L’andamento non certo brillante delle vendite nel 2019 (+0,67% nel primo semestre 2019 e il +0,48% nel secondo semestre) e l’incertezza diffusa hanno avuto un effetto molto marcato di contrazione anche degli investimenti delle imprese; infatti le aziende del campione nel 2019 hanno registrato un calo pari al 11,59% degli investimenti rispetto all’anno precedente. Su questo punto – oltre al già citato quadro mondiale - ha sicuramente influito anche il depotenziamento delle agevolazioni nazionali degli ultimi anni (Nuova Sabatini, Iperammortamento, Superammortamento, Credito di imposta per ricerca e sviluppo) e il loro naturale affievolimento dopo un utilizzo molto importate da parte delle imprese nei loro primi anni di operatività.

Le previsioni per il 2020 “tengono”: gli imprenditori rimangono in attesa di vedere lo sviluppo delle tante variabili sul tavolo (Brexit, dazi, mercato dell’automotive, effetti del coronavirus ecc…) e non immaginano un calo di ordini e fatturato rispetto al precedente anno, tranne che per l’occupazione dove le previsione sono meno positive. 

Sintesi dell’industria piacentina che rispecchia il livello italiano, il Centro Studi nazionale di Confindustria apre, infatti, così la Congiuntura Flash di gennaio 2020:

L'economia italiana è appena sopra lo zero, con più occupazione, consumi in debole aumento e tassi sovrani stabili. Per la crescita mancano gli investimenti, che non ripartono, e il credito, che è in calo. L’export cresce a fatica, con i mercati extra-UE cruciali, ma aumentano i rischi. L'instabilità in Iran e Libia potrebbe causare uno shock petrolifero. Scambi mondiali deboli, così come l’Eurozona, ma la crescita USA è solida, migliora la Cina e reggono i mercati finanziari.”

Il rapporto del CSC sintetizza così le variabili di maggior rilievo:

Italia appena sopra lo zero. Si conferma anche nel 4° trimestre 2019 il persistere di una sostanziale stagnazione. L’industria è ancora in difficoltà: a dicembre gli ordini sono in parziale recupero, ma il PMI (Purchasing Managers’ Index) è crollato ancor di più (46,2) e il CSC stima una produzione in calo nel trimestre. Nei servizi, invece, il PMI è salito a dicembre, in area di debole crescita (51,1).

Più occupazione. È ripartita in autunno l’espansione dell’occupazione (+0,2% a ottobre-novembre sul 3° trimestre), trainata dalla componente dipendente, specie a tempo indeterminato. Gli occupati in aumento a ritmi più alti del PIL implicano un calo della produttività del lavoro (-1,3% da inizio 2018).

L’export cresce a fatica. In ottobre l’export è cresciuto del 3,2%, terzo aumento consecutivo, sostenuto dalle vendite extra-UE (deboli però a novembre). Giappone e Svizzera i mercati più dinamici, male in Medio Oriente, Sud America, Cina. Deboli le prospettive: gli ordini esteri sono in lieve risalita a dicembre, dai minimi. Pesano i dazi USA sull’agro-alimentare e le incertezze globali, specie per l’automobilistico.

Consumi deboli... Dovrebbe proseguire una modesta espansione dei consumi: la fiducia delle famiglie ha recuperato in parte a dicembre, con opinioni più favorevoli sull’economia; sono risalite le immatricolazioni di auto (+2,6% nel 4° trimestre). Tuttavia la spesa resta frenata da un risparmio elevato; gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono lievemente peggiorati negli ultimi mesi.

… gli investimenti non ripartono. La spesa delle imprese per investimenti è attesa ancora debole, sia nel 4° trimestre 2019 che a inizio 2020. A dicembre, infatti, gli ordini interni dei produttori di beni strumentali hanno recuperato un po’ e la fiducia nel manifatturiero è rimasta stabile, ma entrambi gli indicatori sono su livelli molto ridotti. Inoltre, le condizioni per investire restano piuttosto incerte.

Tassi sovrani stabili... A gennaio il rendimento del BTP decennale rimane in media a 1,29%, poco sopra i minimi di ottobre. Quasi invariati i tassi anche negli altri paesi dell’Eurozona (Germania -0,25%). Perciò, lo spread dell’Italia è fermo a 154 punti base. Questi dati confermano che l’effetto degli acquisti BCE (24 miliardi di euro di bond pubblici a novembre-dicembre), è stato già scontato dai mercati.

… ma credito in calo. Invariato ai minimi il costo del credito per le aziende italiane (1,3% a novembre), ma il calo dei volumi di prestiti si sta ampliando pericolosamente (-1,9% annuo). L’indagine qualitativa ISTAT, infatti, indica che le condizioni di offerta sono state, al margine, ancora ristrette nel 4° trimestre. Si è ridotta solo di poco la quota di imprese che non ha ottenuto il credito richiesto (5,3% a dicembre).

Ancora debole l’Eurozona. Anche nell’area coesistono dinamiche settoriali opposte: all’acuirsi della fase recessiva nell’industria si contrappone, infatti, la resilienza dei servizi. Nell’industria, le aspettative per i primi mesi del 2020 restano improntate a pessimismo e l’eccesso di capacità produttiva rispetto alla debole domanda rischia di impattare negativamente sull’occupazione del settore. Al contrario nei servizi gli imprenditori si attendono un ulteriore incremento della domanda nei prossimi mesi.

Reggono i mercati finanziari... Scarse ripercussioni dell’instabilità sulle Borse dei paesi avanzati, che hanno continuato a salire a dicembre-gennaio, ma a ritmi minori: +4% il listino negli USA, proseguendo il trend di rialzo, che entra nel 12° anno. L’euro ha mostrato un marginale rafforzamento da dicembre (fino a 1,12 dollari, da 1,10): se questo trend dovesse proseguire, frenerebbe l’export dell’Eurozona.

… scambi mondiali deboli. La dinamica del commercio mondiale resta fiacca (+0,4% in ottobre). Secondo il PMI globale, gli ordini esteri manifatturieri sono in risalita ma restano in area di contrazione (49,2 a dicembre) e l’industria mondiale rimane appena sulla soglia della stabilità (50,1).

Crescita USA solida... Anche la manifattura USA continua a dare segnali di cedimento: l’indice PMI a dicembre è sceso a 47,2. Tuttavia, l’economia resta in espansione, trainata dai servizi: dopo il buon 3° trimestre per il PIL, solo un lieve rallentamento è atteso nel 4°. Segnali deboli vengono dalla fiducia dei consumatori, ma la disoccupazione è tornata ai minimi (3,5%). La dinamica dei prezzi resta sotto l’obiettivo FED (+1,6% annuo al netto di energia e alimentari), ma non sono in vista mosse sui tassi.

… migliora la Cina. Negli ultimi mesi del 2019 la manifattura cinese ha continuato ad espandersi. Il miglioramento dell’outlook, così come si desume dai PMI, è imputabile specie alla più elevata fiducia degli imprenditori, dopo la conclusione con successo del primo round di negoziati commerciali con gli USA. L’espansione cinese si accompagna a quella della manifattura indiana, che accelera ancora, sospinta soprattutto dalla domanda interna, e di quella brasiliana, seppure ad un ritmo più basso a dicembre. La Russia resta fuori dal coro: unica nota positiva è che la contrazione dell’attività si smorza.

II semestre 2019
INDAGINE CONGIUNTURALE
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