IL TEMA DEL SALARIO MINIMO STA OCCUPANDO SEMPRE PIU' INSISTENTEMENTE LE CRONACHE POLITICHE.
IL PROVVEDIMENTO INVOCATO DA ALCUNI ESPONENTI DEL GOVERNO E’ PROBABILMENTE FRUTTO DELL’INTENTO DI ELIMINARE LE SACCHE DI IRREGOLARITA’ (stimate tra il 9 e il 20%) con un salario al di sotto di quello stabilito dai CCNL firmati dalle Organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Questo ha diffuso l’opinione circa la necessità di introdurre salari minimi regolati per legge.
L’introduzione di un salario minimo legale, se teoricamente potrebbe ridurre il perimetro delle situazioni “anomale”, non risolve il vero problema del rispetto di una “giusta retribuzione” che prescinde dalla fonte che ne determina la misura. Il problema vero, nel nostro Paese, è quello degli strumenti volti a garantire l’effettivo rispetto del livello retributivo minimo che già, come detto, definiscono in larga misura i CCNL.
Questo risultato richiede uno sforzo maggiore sul rispetto delle regole attraverso il potenziamento delle attività ispettive. In tal senso, le imprese, virtuose subiscono una concorrenza sleale da chi non rispetta le regole.
Ma, se vogliamo parlare di salario minimo legale, bisogna porsi anche il problema del rapporto con il Sistema della Contrattazione Collettiva esistente visto che i minimi contrattuali già oggi rappresentano, per legge, la base di calcolo dei contributi sociali per la regolarità contributiva dei datori di lavoro.
Su questo rapporto, tra i due Istituti, si può ipotizzare che il legislatore introduca un salario minimo universale che non tiene conto del sistema della contrattazione collettiva ma, questo, potrebbe paradossalmente indurre qualche impresa ad abbandonare il CCNL stesso e tutte le regolamentazioni a favore del lavoratore sentendosi protetta e tutelata dall’applicazione del salario minimo legale.
E’ infatti opportuno sottolineare che il perimetro di tutele offerte al lavoratore dal CCNL è ben più esteso del mero trattamento economico minimo senza contare che nelle scelte del livello del salario minimo legale che oggi sentiamo proporre (e si va dai 9 euro lordi ai 9 euro netti e c’è ovviamente una bella differenza ! ) occorre tenere conto di varie considerazioni; il salario minimo non dovrebbe essere troppo alto rispetto a quello medio dei contratti per il rischio di accrescere l’area del non lavoro e/o lavoro irregolare e dovrebbe, comunque, applicarsi indistintamente a tutti i lavoratori di qualunque settore con complessi riflessi sul vigente sistema retributivo che si differenzia per settori e qualifiche professionali.
Oppure, il Legislatore, potrebbe per definire il salario minimo prendere come riferimento il sistema della contrattazione collettiva vigente intervenendo soltanto per i settori privi della contrattazione stessa. In questo senso, Confindustria, fin dagli accordi interconfederali del 2011 e in quelli successivi fino al Patto per la Fabbrica stipulato nel 2018, ha posto le basi e le condizioni per definire la reale rappresentanza delle organizzazioni Sindacali e Datoriali firmatarie dei contratti nonché ha previsto l’introduzione di un trattamento economico minimo che potrebbe assolvere alle finalità perseguite dal salario minimo legale.
Contemporaneamente, una volta assolta la finalità a cui si mira con l’introduzione di un salario minimo si dovrebbe agire sulla riduzione del cuneo fiscale e contributivo del lavoro universalmente individuato da tutti come uno dei fattori di maggior freno per la competitività dell’impresa italiana.
Auspichiamo che, come avvenuto nelle esperienze dei principali Paesi europei, l’eventuale fissazione e il periodico adeguamento del salario minimo sia il risultato di un confronto fra Governo e Parti sociali con l’evidente fine di modulare e realisticamente adattare all’economia di ogni singolo Paese il livello equo del salario minimo.
Ad oggi, invece, questo indispensabile apporto di esperienza e conoscenza della realtà del mercato del lavoro viene sostanzialmente ignorato con proposte assolutamente dissonanti con la realtà del mercato del lavoro che vorrebbe regolare.
IL COLLEGA ALBERTO SQUERI, RECENTEMENTE ELETTO REVISORE DEI CONTI DI CONFINDUSTRIA NAZIONALE, HA COMPIUTO UNA INTERESSANTE ANALISI DEL TEMA, PIENAMENTE CONDIVISIBILE .
IL TESTO E’ IN ALLEGATO.
UNA SINTESI SARA’ PUBBLICATA DOMANI 25 GIUGNO SU LIBERTA’ NELLE PAGINE CURATE DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE.