Indagini congiunturali

L’industria manifatturiera piacentina riesce a superare, con risultati migliori delle previsioni, un secondo semestre 2022 complesso, in cui lo scenario economico, a livello globale e nazionale, è stato contraddistinto da diversi stimoli al ribasso. I dati riferiti alla seconda parte dell’anno, positivi per tutti gli indicatori, confermano la capacità di adattamento del tessuto industriale locale ad un quadro macroeconomico caratterizzato da un’incertezza ampia. Particolarmente positivo il dato dell’occupazione, mentre più cautela va applicata nella lettura dell’andamento dei fatturati, il cui aumento in termini nominali è sospinto dalla consistente dinamica inflattiva, rilevata dai prezzi alla vendita, ancora in decisa crescita nel secondo semestre 2022. Prosegue, in ogni caso, l’aumento degli investimenti per il secondo anno di fila. Anche le previsioni per il semestre in corso confermano il trend positivo per tutti gli indicatori rilevati: fatturato, ordini ed occupazione.

Questo è in sintesi il messaggio che si legge nei numeri della consueta Indagine Congiunturale, che rileva presso le aziende manifatturiere associate a Confindustria Piacenza l’andamento dei principali indicatori nel secondo semestre 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021, oltre che agli investimenti effettuati nel 2022 e previsti per il 2023.

La seconda metà del 2022 era iniziata con diversi elementi di rischio, che emergevano tra l’altro dalle previsioni formulate dagli imprenditori nella precedente edizione dell’Indagine Congiunturale (luglio 2022). Il perdurare del conflitto tra Russia ed Ucraina, con crescenti timori di blocco delle forniture energetiche ed il conseguente impatto sui prezzi di gas ed energia elettrica, la svolta restrittiva nelle politiche monetarie e le criticità nello scenario politico italiano, prefiguravano un contesto economico decisamente avverso per il tessuto produttivo locale nel secondo semestre 2022. La reazione delle imprese è riuscita tuttavia a far chiudere il semestre appena trascorso con dati positivi per tutti gli indicatori.

In particolare, il fatturato per l’intero comparto manifatturiero è cresciuto del +12,89%, con un dato sulle vendite all’estero (15,57%) migliore del fatturato domestico (+12,07%).

L’occupazione cresce del +2,28%, con un dato particolarmente positivo nel settore alimentare (+2,93%) e nella meccanica, dove incrementa del +2,52%, a conferma del dinamismo di entrambi i settori.

Gli investimenti delle imprese manifatturiere associate confermano il trend già registrato lo scorso anno, con un aumento del 8,40% rispetto al 2021 (era il +32,99% un anno fa).



Anche le previsioni formulate dagli imprenditori sull’andamento del primo semestre 2023 si confermano positive. Alcuni dei fattori di maggior rischio sembrano, in queste settimane, in progressiva riduzione, a partire da un calo dei prezzi delle materie prime ed energetiche e ad una revisione al rialzo delle stime di crescita globali. Da monitorare, legata alla politica dei tassi, la situazione del credito alle imprese, che potrebbe costituire un freno importante all’attività economica nei prossimi mesi.

Il quadro economico italiano ed internazionale, rappresentato dalla Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale, pubblicato lo scorso 23 gennaio, sintetizza le variabili di maggior rilievo.

Luci e ombre. Il prezzo del gas ai livelli più bassi da oltre un anno e la tenuta del potere d’acquisto totale delle famiglie (in termini reali) sostengono l’attività, su livelli migliori di quanto ci si attendesse, come confermato da fiducia e indici di Borsa in recupero. In negativo agisce il forte rialzo dei tassi, che toglie risorse a investimenti e consumi, colpiti anche dall’inflazione, in calo ma ancora elevata.

Meno cara l’energia. Il prezzo del gas ha aperto il 2023 in netta flessione: 65 euro/mwh in media a gennaio, da 114 a dicembre (14 nel 2019); un ribasso favorito da stock europei di gas ancora alti, clima mite e consumi frenati. Per il petrolio prosegue la lenta discesa (80 dollari al barile, da 81 a dicembre), grazie a una produzione che ha superato una domanda piatta. In lieve rialzo, invece, i prezzi non-energy (+1,6% a novembre-dicembre), dopo la flessione dei mesi precedenti, sui livelli alti del 2021.

Forte stretta sui tassi. A novembre il costo del credito per le imprese italiane ha continuato a salire: 3,37% per le PMI (1,74% a inizio 2022), 2,67% per le grandi (da 0,76%). Un ulteriore aggravio di costi, che avviene a seguito del rialzo dei tassi di riferimento. Il BTP a gennaio è a 3,76% da 4,59% a fine 2022, ma il trend dei tassi resta al rialzo: la BCE ha annunciato nuovi aumenti del tasso ufficiale nei prossimi mesi (secondo i future, dal 2,50% attuale a 3,50% entro dicembre 2023).

Industria in flessione. La produzione ha registrato un altro calo a novembre (-0,3%; -1,8% a settembre e -1,1% a ottobre); la manifattura regge (+0,1%), con ampia eterogeneità tra comparti, mentre si contrae il settore delle forniture energetiche (-4,5%). Per il 4° trimestre la variazione acquisita è molto negativa per il totale industria (-1,7%, -0,6% nel 3°). I dati qualitativi a dicembre segnalano uno scenario debole: gli ordini continuano a diminuire, le scorte ad aumentare, le attese di rimbalzo si ridimensionano; il PMI è fermo in area di lieve contrazione (48,5 da 48,4), la fiducia delle imprese segna una nuova discesa.

Costruzioni in difficoltà. Il settore ha iniziato male il 4° trimestre (-0,5% la produzione a ottobre-novembre), dopo il calo nel 3° e l’espansione precedente. La fase difficile è attesa proseguire: i dati sui permessi di costruire segnalano un forte calo (-12,6% nei mesi estivi in termini di superfici residenziali).

Servizi stabili. A novembre, il commercio al dettaglio cresce (+0,4%), il turismo resta sopra il pre-Covid (+3,6%). Gli indicatori segnalano stabilizzazione nei servizi nel 4° trimestre: a dicembre, il PMI ha quasi raggiunto la soglia neutrale (49,9 da 49,5), la fiducia delle imprese è risalita per il secondo mese.

 Tengono reddito e consumi. L’inflazione, ancora alta a dicembre (+11,6% da +11,8% a novembre) e maggiore per le famiglie meno abbienti (+18,4% contro +9,9%), minaccia i consumi, la cui risalita, fino al 3° trimestre, è stata favorita dalla tenuta del reddito reale (anche grazie a più occupazione) e dagli extra -risparmi passati (stabilizzata ora a 7,1% la propensione). Sono attese decisioni di spesa prudenti.

Regge il mercato del lavoro. I dati mostrano una buona performance nel 2022 in termini di occupati: +50mila a novembre da settembre (e +280mila da gennaio). Ciò spiega, in parte, la diminuzione del numero di disoccupati (-26mila negli ultimi due mesi). Positivo anche il costante calo degli inattivi.

Export incerto. Prosegue la dinamica altalenante dell’export italiano, in rimbalzo a novembre (+3,8%, dopo -1,5%), anche grazie a maxi-vendite nella cantieristica navale. Fanno da traino i paesi extra-UE mentre l’export intra-area è stazionario: USA e Turchia si confermano i mercati più dinamici, fiacche le vendite in Cina, in contrazione in Russia; fa da freno, anche in prospettiva, l’indebolimento del mercato tedesco. Le indicazioni per inizio 2023 restano negative secondo gli ordini manifatturieri esteri, a fronte di una domanda mondiale debole, come confermano i dati sul commercio in area di contrazione.

Eurozona: più ottimismo. In calo l’inflazione nell’area (+9,2% a dicembre, da un picco di +10,6%), anche se in ritardo di 4 mesi sugli USA, dove è inferiore di quasi tre punti (+6,5%). Questo dato si affianca ad altri altrettanto positivi: il rialzo dell’indicatore di sentiment (95,8 a dicembre, da 94,0); il PMI composito che segnala una flessione più contenuta (49,2 da 47,8); il rimbalzo della produzione industriale, oltre le attese (+1,0% a novembre). Tuttavia, l’incertezza e la spinta restrittiva che proviene dai tassi tengono ancora alti i timori di una (moderata) recessione nel 2023 nell’area euro.

USA: segnali misti. Il PIL americano nel 3° trimestre 2022 è cresciuto più delle stime iniziali (+0,8%), grazie a miglioramento dei consumi (+0,6% da +0,5% nel 2°) e accelerazione di spesa pubblica (+0,9% da -0,4%) ed esportazioni nette (+0,7% da +0,4%), che hanno beneficiato del recupero di quasi il 9% dell’euro sul dollaro. Viceversa, ancora in calo gli investimenti (-0,9%), dato coerente con la debolezza dell’attività: -0,7% la produzione industriale; in area recessiva il PMI e l’ISM manifatturieri (46,2 e 48,4), l’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago (44,9) e gli indici di attività manifatturiera territoriali.

II semestre 2022
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