Indagini congiunturali

Immersa in un contesto globale e nazionale ancora travagliato, in cui il peggioramento della situazione sanitaria e politica nel 4° trimestre ha tenuto a freno la marcia verso una ripresa generalizzata, l’industria piacentina nel secondo semestre 2020, rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, ha tenuto.

I dati dimostrano, infatti, che le imprese del territorio hanno arrestato la frenata causata dall’esplosione dell’emergenza sanitaria e dalle conseguenti misure restrittive sulle attività produttive della scorsa primavera. Una più robusta ripartenza è rimandata a metà 2021, in attesa della definizione dei progetti del Recovery Plan, degli effettivi positivi delle agevolazioni sugli investimenti e della ritrovata, e speriamo duratura, stabilità politica; anche se è tanto importante quanto inutile rilevare come ogni previsione sia condizionata da una efficace e veloce campagna vaccinale.

Questo è, in sintesi, il messaggio che ci consegnano i dati raccolti presso le imprese manifatturiere associate (escluso il settore edile), nella consueta Indagine Congiunturale che confronta l’andamento nel secondo semestre 2020 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, oltre che agli investimenti effettuati nel 2020 e previsti per il 2021.



La zavorra della crisi sanitaria, dovuta alla recrudescenza dei contagi nell’autunno, combinata all’incertezza politica, culminata nella recente crisi di governo, ingabbia – come detto - i tentativi di ripresa del comparto industriale, che registra, per il semestre passato, dati negativi, seppur in forte miglioramento rispetto alla precedente rilevazione, sia nel fatturato complessivo (-1,14%) che nell’occupazione (-0,91%). Il mercato interno ha tenuto meglio, con un dato positivo per il fatturato domestico (+1,78%), mentre quello estero rimane, come nella precedente rilevazione, in terreno negativo (-4,69%).

 

Il settore meccanico, quello maggiormente rappresentativo delle nostra provincia è l’unico che segnala dati negativi per tutti gli indicatori rilevati, registra una diminuzione del fatturato complessivo (-5,70%), peggiore nella componente estera (-6,83%) rispetto a quella domestica (-2,77%). Vale la pena ricordare che il settore meccanico, già prima dell’emergenza Coronavirus, ed in particolare dall’autunno 2019, stava risentendo di un contesto internazionale non favorevole, dovuto al rallentamento del settore automotive, specialmente in Germania, alle tensioni geopolitiche tra Cina, USA, Russia e conseguenti adozioni di misure daziarie e barriere non tariffarie, alle incertezze sui mercati energetici, in particolare dell’oil&gas. Su questo settore incide, inoltre, la dinamica degli investimenti che presenta una forte contrazione nelle ultime due rilevazioni (nel 2020, per l’intero comparto manifatturiero, gli investimenti sono calati del -19,21% rispetto all’anno precedente, nel 2018 del -11,59%). In questo senso, gli strumenti di incentivazione agli investimenti messi in campo anche grazie alle sollecitazioni di Confindustria (in primis la proroga del Piano Transizione 4.0 ed i bonus per la riqualificazione del patrimonio edilizio), nonché i fondi in arrivo grazie al programma Next Generation EU, potranno fare da volano per i nuovi investimenti e supportare la crescita del settore nei prossimi mesi.

 

L’alimentare registra dati positivi sia nel fatturato (+1,98%) sia nell’occupazione (+0,44%). Anche in questo settore, il dato delle vendite domestiche (+2,99%) supera quelle estere, che sono in negativo (-1,31%). Il dato complessivo del settore nasconde la grande variabilità tra aziende: a risentire maggiormente della congiuntura negativa sono state, infatti, le aziende alimentari che distribuiscono i loro prodotti nel canale Ho.Re.Ca. (hotel, restaurants e catering), uno dei più colpiti dalle misure restrittive. Hanno performato meglio, al contrario, le aziende che hanno potuto lavorare con il canale della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

 

Le condizioni perché si concretizzi l’atteso rimbalzo ci sono: la campagna vaccinale – il vero punto di svolta per l’evoluzione positiva della situazione - è partita, seppur con qualche ostacolo, ed il  contesto politico e macroeconomico sia internazionale che nazionale, sembra stabilizzarsi, favorito anche dalle potenzialità dei fondi della Next Generation EU. È sulla base di questi fattori che sono state formulate le previsioni degli imprenditori per il primo semestre 2021, in miglioramento rispetto alla precedente indagine.

 

Oltre che dalle buone aspettative sul contesto, la fiducia nel rilancio arriva in ogni caso anche dalla consapevolezza che, come più volte successo in passato, l’industria piacentina, grazie alla sua resilienza e flessibilità, saprà adattare il proprio modello di business alle mutate condizioni economiche.

Il quadro economico italiano, rappresentato dalla Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale, pubblicato lo scorso 30 gennaio, sintetizza per il livello nazionale le variabili di maggior rilievo.

Recupero posticipato. A inizio 2021, il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale; inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto ciò frenerà i consumi e il PIL, almeno nel 1° trimestre. Un forte rimbalzo è atteso solo dal 3° trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida. Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia, infatti, rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio “forzato”. Il recupero potrebbe poi proseguire, se l’aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi. Comunque, la flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest’anno.

Ampia forbice tra servizi e industria. Nei servizi la flessione dell’attività è rimasta profonda a fine 2020 (PMI a 39,7), a causa della riduzione degli ordini, domestici ed esteri, legata alle misure di contenimento della pandemia. Nell’industria, invece, il PMI a 52,8 indica un miglioramento dell’attività a dicembre; fino a novembre la produzione si era mantenuta, dopo una certa oscillazione, sui livelli di settembre. Tale divario è confermato dalla fiducia delle imprese, che a inizio 2021 cala ancora nel commercio e resta bassa negli altri servizi, per la seconda ondata di epidemia, mentre si conferma più alta nell’industria.

Più debito, non investimenti. A novembre i prestiti alle imprese sono arrivati al +8,1% annuo; tuttavia, la domanda “emergenziale” rimane limitata a finanziare il capitale circolante, dati i fatturati compressi in vari settori, non i nuovi investimenti (indagine Banca d’Italia). E le prospettive per il 2021 restano fosche, come indicano gli ordini interni dei produttori di beni strumentali solo un po’ meno negativi.

Export: scenario un po’ migliorato. L’export italiano di beni risale in novembre (+4,1%), dopo una battuta di arresto in ottobre, tornando sui livelli pre-crisi. Il recupero è diffuso ai mercati UE ed extra-UE (in calo, però, a dicembre) e ai principali tipi di beni (di consumo, strumentali, intermedi). Resta invece eterogeneo tra singoli paesi e settori: spiccano in positivo Germania, Svizzera, Cina e USA tra le destinazioni; metalli e autoveicoli tra i prodotti. In miglioramento le prospettive per inizio 2021, secondo gli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri (PMI e fiducia delle imprese).

Scambi in crescita. Indicazioni positive dagli scambi mondiali, che si consolidano sopra i livelli pre-crisi (+2,8% a novembre su febbraio). Tuttavia, lo scenario sanitario globale è molto incerto e le restrizioni anti-Covid continuano a pesare, specie sull’export di servizi dei paesi (alle voci “viaggi” e “trasporti”). Il prezzo del petrolio Brent a inizio 2021 ha continuato a seguire il lento miglioramento dello scenario globale, risalendo a 55 dollari al barile; resta tuttavia ancora lontano dal livello pre-Covid (64 dollari).

Tassi poco sopra i minimi. I tassi sovrani in Italia hanno registrato un moderato aumento a gennaio (da 0,50% a 0,71% e poi a 0,62% il BTP), sulla scia della nuova instabilità politica. Lo spread sulla Germania è salito da 1,05% a +1,20%. Solo i massicci acquisti BCE di titoli di Eurolandia, attesi restare in campo per tutto il 2021, stanno evitando costi maggiori per l’Italia, tenendo a freno i tassi. La Borsa ha risentito di più, curvando al ribasso dopo la prima settimana di gennaio (-3,4%; +0,7% quella USA).

Non c’è crescita nell’Eurozona. A gennaio prosegue per il terzo mese la contrazione dell’economia, a causa delle restrizioni contro i contagi: il PMI composito è sceso ancor di più sotto la soglia neutrale (47,5). Tra i settori, alla crisi dei servizi si affianca una minor espansione nel manifatturiero. Comunque, il 2020 si è chiuso meno peggio dell’atteso (PIL in Francia -1,3%, Germania +0,1%) e il livello di attività a inizio 2021 è ben superiore alla primavera scorsa, quando impattò la 1a ondata. A gennaio, più di una famiglia su dieci lamenta una peggiore situazione finanziaria, una su cinque tra i redditi bassi. Il risparmio “forzato” aumenta molto: la quota di risparmiatori è salita al 24%, un multiplo dei valori 2019.

II semestre 2020
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