Indagini congiunturali

Per l’industria piacentina, quello appena trascorso è stato il semestre dell’atteso rimbalzo, ed i dati rilevati nella consueta indagine congiunturale, che confronta l’andamento nel primo semestre 2021 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente per le imprese manifatturiere associate a Confindustria Piacenza (escluso il settore edile), sono decisamente positivi.

 

In particolare, il rimbalzo si è concretizzato in un incremento pari al 18,95% del fatturato per l’intero comparto manifatturiero. Come nella scorsa rilevazione, le vendite domestiche (+25,38%) registrano una performance migliore rispetto all’export (+8,26%).



Il settore meccanico, quello maggiormente rappresentativo della nostra provincia raggiunge un +28,82% nel fatturato totale, con un +52,21% per quello interno e +10,15% per quello estero. Si conferma la tendenza, già segnalata negli ultimi mesi, a risentire di un contesto internazionale meno favorevole rispetto a qualche anno fa, dovuto al rallentamento del settore automotive e aerospace, alle tensioni geopolitiche tra Cina, USA, Russia e conseguenti adozioni di misure daziarie e barriere non tariffarie, alle incertezze sui mercati energetici, in particolare dell’oil&gas. In Italia, al contrario, le misure di incentivazione agli investimenti, sostengono il mercato dei beni strumentali e delle macchine.

 

L’alimentare, che aveva sofferto meno rispetto agli altri settori nei mesi scorsi, in questa indagine registra un incremento del fatturato pari al +2,66%.

 

Anche i numeri dell’occupazione (+1,94%) risultano in miglioramento per tutti i settori.

 

Positive anche le previsioni per la seconda metà dell’anno (rilevate nelle prime due settimane di luglio) che fanno presagire un consolidamento della ripresa. Sarà importante, però, verificare quale impatto avranno le recentissime notizie, meno positive, circa l’evoluzione della situazione sanitaria. Anche il fenomeno dell’inflazione, che riguarda da qualche mese le materie prime ed i trasporti, specialmente marittimi, sta impattando sull’operatività delle aziende, con possibili ripercussioni negative sui margini di profitto e sulla capacità di approvvigionamento (più della metà degli imprenditori – 54% - ha denunciato difficoltà di approvvigionamento). Questi rischi potranno condizionare, al ribasso, l’evoluzione del sentiero di crescita.

Dall’indagine è emerso in particolare come il rincaro delle materie prime abbia generato una riduzione dei margini di profitto nel 68% degli imprenditori, mentre, a fronte di un aumento di costi così importanti, solo il 40% delle imprese ha avuto modo di ritoccare al rialzo i propri prezzi di vendita.

 

Attese positive anche per l’occupazione, dove non sono previste diminuzioni in alcun settore. Oltre il 70% delle aziende rispondenti, inoltre, ritiene di escludere, di ricorrere alla Cassa Integrazione da qui alla fine dell’anno.

 

Il quadro economico italiano, rappresentato dalla Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria nazionale, pubblicato lo scorso 30 giugno, sintetizza per il livello nazionale le variabili di maggior rilievo.

 

Il PIL riparte prima. Superando le attese di appena qualche mese fa, il PIL italiano è in deciso recupero già nel 2° trimestre. Ciò grazie all’accelerazione delle vaccinazioni, che ha favorito una ripartenza dei servizi anticipata di 1-2 mesi rispetto al previsto, la quale si va ad affiancare al consolidamento in atto dell’attività industriale. Ci aspettiamo che questo recupero si rafforzi poi nel 3° e 4° trimestre del 2021.

Fiducia ripristinata. Molto positivi i dati sulla fiducia a giugno, con un diffuso balzo che porta non solo l’indice per le imprese ma anche quello per le famiglie oltre i livelli pre-crisi. Questo è cruciale per una ripartenza dei consumi anticipata al 2° trimestre, mentre gli investimenti hanno già recuperato nel 1°.

Più ordini e più credito. A maggio e giugno si è avuta una incoraggiante risalita degli ordini interni dei produttori di beni di consumo, che si è affiancata al forte aumento già visto per i beni di investimento. I prestiti alle famiglie accelerano (+4,1% annuo in aprile), quelli alle imprese continuano a frenare ma crescono (+4,5%). I tassi nei paesi euro sono in calo a giugno, grazie al proseguire degli acquisti BCE di titoli: il rendimento del BTP decennale è sceso allo 0,77%, lo spread sul Bund si è assottigliato a 1,00%.

Industria in consolidamento. Secondo i PMI, il manifatturiero (62,3 a maggio) e le costruzioni (58,3) hanno accelerato, su valori molto espansivi. Si segnala un forte incremento di commesse inevase e dei tempi di consegna e uno svuotamento dei magazzini. L’accelerazione della domanda e la necessità di ricostituire le scorte tengono alte le attese per la produzione industriale, dopo il forte aumento in aprile (+1,8%) e una probabile correzione a maggio: per il 2° trimestre è attesa una variazione positiva. Confermata la ripartenza dei servizi. Con l’allentamento delle misure anti-Covid da fine aprile e le riaperture nei settori legati al turismo e all’intrattenimento, grazie al forte calo dei contagi, come atteso, l’attività nei servizi è tornata a espandersi: a maggio il PMI è balzato a 53,1, sopra la soglia neutrale, al massimo da marzo 2019. I consumi si stanno rispostando verso i servizi grazie alla ripresa dei viaggi e dei consumi fuori casa. Tale recupero è stimato accentuarsi a giugno e poi nel trimestre estivo.

Export sopra i livelli pre-crisi. L’export italiano ha continuato a crescere in aprile, salendo a +2,8% su febbraio 2020: meglio della Germania. Il trend di aumento è diffuso ai principali gruppi di beni e aree di sbocco. Anche le vendite extra-UE, nonostante la correzione a maggio, registrano un robusto +6,1% in valore negli ultimi tre mesi. L’export in aprile è doppio rispetto a un anno prima, minimo della crisi, con recuperi eccezionali nei settori più colpiti (abbigliamento, mezzi di trasporto, mobili). Prosegue l’aumento dei prezzi all’import, concentrato in energia, prodotti in metallo, chimici. Si rafforzano le prospettive per i mesi estivi, grazie al calo dei contagi: a giugno gli ordini esteri sono ai massimi.

Scambi in aumento. Prosegue la crescita del commercio mondiale (+0,5% in aprile), trainata da Cina e altri asiatici. Il PMI globale ordini esteri (54,9 a maggio) conferma prospettive molto robuste. Ci sono, però, alcune pressioni nelle filiere produttive, con forti aumenti di tempi di consegna e costi degli input.

Commodity carissime. Il prezzo del Brent è schizzato a 73 dollari al barile a giugno, superando i livelli pre-Covid: le scorte di greggio, infatti, sono stimate sotto il livello di inizio 2020, data la domanda in ascesa. A maggio le commodity non energy hanno registrato un nuovo massiccio rincaro (+6,8%), particolarmente forte per i metalli (+9,1%) e i cereali (+7,0%). I margini delle imprese sono erosi e l’inflazione al consumo è alzata dal prezzo dell’energia, mentre la misura core resta molto bassa.

Anche l’Eurozona cresce già nel 2°. La fiducia delle imprese europee si è confermata su valori elevati a maggio; per i consumatori è in ripresa per il quinto mese consecutivo a giugno. Gli indici PMI rilevano un’attività sopra le attese: il composito è salito a 59,2 a giugno; nei servizi è aumentato in modo significativo (a 58,0), grazie al diffuso allentamento delle restrizioni anti-Covid; nel manifatturiero resta su livelli elevati (63,1). Tutto coerente con un’economia in netto miglioramento, come mostra la crescita della produzione industriale (+0,8%) e il maggior utilizzo degli impianti (da 77,6% a 82,5%).

USA molto oltre le attese. La fiducia dal lato dell’offerta, già espansiva, si è rafforzata a maggio: l’indice dei Direttori degli Acquisti di Chicago è salito a 75,2 punti (68,0 attesi), come l’ISM manifatturiero (61,2 punti, contro 60,9) e il leading indicator. Quest’ultimo suggerisce una forte accelerazione della crescita: il Conference Board ha rialzato le previsioni sul PIL al +2,5% nel 2° trimestre e al +6,6% nel 2021, la FED le ha portate al +7,0% annuo. La fiducia dei consumatori si è attenuata, ma rimane elevata, riflettendo la ripresa più lenta del mercato del lavoro (559mila posti di lavoro creati, contro 650mila attesi).

I semestre 2021
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